Il nome di Ugo Zannoni non è certo tra i più noti per chi non si occupa attivamente del mondo complesso del mercato d’arte.

Ma non si pensi solo a un gallerista raffinato e a un professionista del settore della scultura. Zannoni fu soprattutto un grandissimo mecenate per la città che elesse come sua musa e residenza, Verona.

Alcune delle opere

Siamo al centro di piazza dei Signori, e una statua di Dante campeggia e sogguarda l’orizzonte. Guarda proprio lì, dove Cangrande della Scala lo accolse quando non aveva casa, esiliato da Firenze.

Ci sono ovviamente altre opere dello scultore, che Ugo Zannoni donò ai musei della città più e più volte. Sostanzialmente, il suo contributo fu fondamentale per l’apertura della Galleria d’Arte Moderna.

Sembra che sia arrivato il momento di ringraziare, e Verona ha scelto per l’occasione di dedicare a Ugo Zannoni la mostra ”La mano che crea. La Galleria Pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919)”.

Dove

Si può trovare alla Galleria Achille Forti, a Palazzo della Ragione, fino al 31 gennaio.

Il commento della curatrice – contestualizziamo l’artista

Ho letto un commento della curatrice Francesca Rossi, direttrice dei Musei, su Ansa, che dice:

Zannoni apparteneva alla scuola scultorea milanese rivalutata in tempi recenti ma a lungo bocciata dalla critica idealistica novecentesca per il suo perfezionismo barocco e stroncata già da un giovanissimo Roberto Longhi come espressione della “più repugnante accademia”.

Il destino negativo della scuola naturalistica e realista, in tempi in cui il successo premiava l’impressionismo di Medardo Rosso e la rivoluzione plastica di Rodin e Boccioni, riguardò anche la collezione che Zannoni aveva donato tra il 1905 e il 1919 al Museo fatta di 212 opere d’arte, 195 fotografie, 5 libri, 2 fascicoli a stampa, una carta geografica. Nella raccolta sono presenti artisti che Zannoni frequentò e altri animatori di ricerche scultoree e pittoriche del secondo Ottocento, come Domenico Induno, Mosè Bianchi, Filippo Carcano, Leonardo Bazzaro, Julius Lange, Luigi Nono, e il più moderno pittore divisionista Angelo Morbelli.

(Fonte: Ansa)